Tossicia
Tossicia è un borgo che si perde nella leggenda, come amano dire qui. Tante ipotesi su quel nome strano - Tossicia, Toxicia sui documenti antichi - che potrebbe venire dal barone Tosia, dalla Turris Sicula, persino dai serpenti che un tempo popolavano questi luoghi.
Fu capitale della Valle Siciliana sotto i marchesi Alarçon y Mendoza, e questa grandezza passata si respira ancora nel Palazzo Marchesale, nelle chiese che custodiscono tesori d'arte, nelle botteghe degli artigiani del rame che per secoli hanno battuto il metallo.
Territorio
Il territorio di Tossicia è un equilibrio perfetto tra natura e uomo. Colline e montagne si rincorrono fino alle pendici del Gran Sasso, ricoperte da boschi di querce, carpini e aceri che in autunno esplodono in un caleidoscopio di colori. Aree pascolive si alternano a zone coltivate dove crescono cereali e ulivi, mentre numerosi corsi d'acqua scendono dai rilievi disegnando valli e fossi prima di confluire nel Vomano e nel Mavone.
È un paesaggio che ha plasmato la vita delle sue genti per secoli. I boschi hanno dato legname per costruire case e attrezzi, i torrenti anno mosso i mulini per macinare il grano, i pascoli hanno nutrito greggi e mandrie. Ancora oggi questo territorio è attraversato da un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso, testimonianza di un rapporto con il cavallo e con la natura che non si è mai interrotto.
Tossicia appartiene al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nella zona chiamata Valle Siciliana, un'area che per secoli fu crocevia di popoli e culture. Qui si sente ancora l'eco di quel passato stratificato: le tombe neolitiche ritrovate nel territorio parlano di insediamenti antichissimi, i reperti romani testimoniano la presenza di un'organizzazione civile complessa, le tracce medievali raccontano di castelli e di torri.
Ma quello che rende speciale questo territorio è la sua capacità di essere rimasto vero. Le frazioni sparse mantengono ritmi lenti, scanditi dalle stagioni e dal lavoro nei campi. I boschi offrono funghi e tartufi a chi sa dove cercarli. Le sorgenti regalano acqua fresca e pura. E ovunque, in ogni angolo, c'è quella sensazione di essere in un luogo dove la natura ha ancora diritto di cittadinanza.
Storia
L'origine di Tossicia si perde in quel tempo incerto dove la storia incontra la leggenda.
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L'origine di Tossicia si perde in quel tempo incerto dove la storia incontra la leggenda. Alcuni attribuiscono la fondazione del borgo al barone Tosia di Ornano Grande che nell'800 d.C. vi costruì una villa intorno alla quale si svilupparono altre abitazioni. Altri invece vedono nel nome la contrazione di Turris Sicula, una grande torre che dominava la Valle Siciliana. La verità, se mai c'è stata una sola verità, è sepolta sotto secoli di trasformazioni.
Nel Basso Medioevo il borgo divenne possedimento dei conti di Pagliara, della stirpe dei Conti dei Marsi. Fu una famiglia importante, che diede alla Chiesa san Berardo, vescovo e patrono di Teramo, e sua sorella santa Colomba, eremita ancora oggi venerata. Nel 1217, secondo la tradizione, arrivò qui san Francesco d'Assisi, incaricato dal vescovo di Penne di dirimere controversie tra i baroni locali per il dominio sul territorio.
Poi vennero gli Orsini, che tennero Tossicia e le borgate vicine fino al 1495, quando le milizie aquilane, alleate dei Francesi durante la calata di Carlo VIII in Italia, devastarono e saccheggiarono il borgo. Ma Tossicia si rialzò, come sempre. Nel 1575 passò agli Alarçon y Mendoza, marchesi della Valle, e sotto il loro dominio il borgo visse un periodo di splendore. I Mendoza lo tennero fino al 1806, quando Giuseppe Bonaparte abolì i diritti feudali e Tossicia divenne comune.
Il Seicento aveva visto nel 1601 una compagnia al comando di Marcantonio Colonna stanziata qui per la repressione del banditismo. Era un'epoca di violenza e di insicurezza, ma anche di grande fervore artistico: le chiese si arricchivano di opere d'arte, i palazzi nobiliari si riempivano di affreschi e di arredi preziosi.
La storia più recente ha portato terremoti: quello del 1703 che devastò anche L'Aquila, poi quelli del 2009 e del 2016 che hanno lasciato ferite non ancora del tutto rimarginate. Ma Tossicia, come tutte le comunità di montagna, ha imparato che dopo ogni caduta c'è una ricostruzione, che la vita continua con ostinazione, che la bellezza può rinascere dalle macerie.
Luoghi di interesse
Chiesa di Sant’Antonio Abate
La Chiesa di Sant'Antonio Abate di Tossicia non cerca di stupire con decorazioni esuberanti o architetture complesse.
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La Chiesa di Sant'Antonio Abate di Tossicia non cerca di stupire con decorazioni esuberanti o architetture complesse. È un edificio austero, quasi severo nelle sue linee essenziali. Ma basta avvicinarsi al portale per capire che qui si nasconde un tesoro.
Il portale fu realizzato nel 1471 da Andrea Lombardo, maestro scalpellino che seppe trasformare la pietra in poesia. È un'opera gotica di rara bellezza: ogni elemento decorativo è scolpito con cura meticolosa, ogni particolare racconta una storia. Gli archivi e le lunette parlano attraverso simboli che chi sa guardare può ancora leggere: il cervo, l'ippogrifo, stemmi nobiliari che ricordano chi comandava a Tossicia in quell'epoca.
All'interno, la chiesa custodisce un Crocifisso che alcuni studiosi ritengono di provenienza spagnola, testimonianza dei legami che il borgo aveva con terre lontane attraverso i suoi signori. È un Cristo sofferente ma non disperato, scolpito con quella intensità emotiva che caratterizzava l'arte iberica del Quattrocento.
Sant'Antonio Abate non è solo un monumento: è il luogo dove ogni 17 gennaio si accendono i grandiosi falò in onore del santo, tradizione che unisce Tossicia e la frazione di Villa Alzano in una festa di luce e di calore che scaccia il buio dell'inverno. I fuochi illuminano il borgo, le fiamme salgono alte verso il cielo, e per una notte l'antico rito del fuoco purificatore torna a unire la comunità.
Museo delle Genti del Gran Sasso
Nel cuore di Tossicia, dentro le mura rinascimentali del Palazzo Marchesale che è anche sede del Municipio, vive un museo che è molto più di una collezione di oggetti antichi.
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Nel cuore di Tossicia, dentro le mura rinascimentali del Palazzo Marchesale che è anche sede del Municipio, vive un museo che è molto più di una collezione di oggetti antichi. Il Museo delle Genti del Gran Sasso è un viaggio nel tempo, un'immersione nella cultura materiale e artigianale della Valle Siciliana, un modo per toccare con mano il quotidiano di chi qui ha vissuto per secoli.
Il museo si sviluppa in quattro sezioni, ognuna dedicata a un aspetto della vita tradizionale. La prima raccoglie oggetti e recipienti in rame: sono i prodotti delle botteghe del Chiarino, dove generazioni di ramai hanno battuto il metallo creando pentole, paioli, bracieri che non erano solo utensili ma vere opere d'arte. Ogni pezzo porta i segni del martello, la patina del tempo, la memoria di mani che sapevano trasformare la materia.
La seconda sezione è dedicata alla tessitura: telai, fusi, rocche raccontano di quando ogni famiglia produceva i propri tessuti, quando le donne passavano ore a filare la lana e a intrecciare trame che diventavano coperte, abiti, tappeti. È un mondo che sembrava perduto per sempre e che qui invece rivive, testimone di una sapienza artigiana che non dovremmo dimenticare.
La terza sezione celebra il legno: seghe, pialle, scalpelli mostrano come si lavorava questo materiale nobile. Mobili, attrezzi agricoli, oggetti d'uso quotidiano parlano di una civiltà che aveva imparato a dialogare con gli alberi, a rispettarne i tempi di crescita, a non sprecare nulla.
La quarta sezione è dedicata al grano e alla sua lavorazione: falci, trebbie, mulini raccontano il ciclo del pane, dall'aratura alla mietitura, dalla macinatura alla panificazione. È la storia dell'alimento base, della fatica nei campi, del sudore che diventava nutrimento.
Ma il Museo delle Genti del Gran Sasso non è solo memoria del passato. Dopo importanti lavori di ristrutturazione dovuti ai terremoti del 2009 e del 2016, il museo ha riaperto con un nuovo spazio dedicato alle esposizioni d'arte contemporanea. Qui trova casa la collezione permanente di Annunziata Scipione, la grande pittrice naif nata ad Azzinano, le cui opere - apprezzate da Cesare Zavattini ed esposte accanto a quelle di Antonio Ligabue - raccontano con colori vivaci e sguardo poetico la vita delle genti del Gran Sasso.
E qui si organizzano mostre temporanee che portano l'arte contemporanea in un borgo di montagna, dimostrando che cultura non significa solo conservare ma anche dialogare con il presente, aprire finestre sul mondo, creare ponti tra passato e futuro.
Chiesa di Santa Rufina – Frazione di Aquilano
Nella frazione di Aquilano, immersa nel verde delle colline che guardano il Gran Sasso, sorge la Chiesa di Santa Rufina.
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Nella frazione di Aquilano, immersa nel verde delle colline che guardano il Gran Sasso, sorge la Chiesa di Santa Rufina. La sua storia affonda le radici nel 1140, quando venne eretta probabilmente sui resti di un edificio ancora più antico. Da allora ha attraversato quasi novecento anni, accumulando stratificazioni di stili, di epoche, di devozioni.
L'aspetto attuale della chiesa è frutto di interventi rinascimentali e di rimaneggiamenti settecenteschi, probabilmente resi necessari dal grande terremoto del 1703 che devastò tutta la zona. Le linee cinquecentesche convivono con le aggiunte barocche in un equilibrio che racconta la storia attraverso l'architettura: ogni modifica è stata un modo di rispondere alle esigenze del tempo, di riparare i danni, di adattarsi al mutare dei gusti.
Santa Rufina è una di quelle sante poco conosciute al grande pubblico ma molto venerate localmente. Martire cristiana del III secolo, la sua presenza qui testimonia legami antichi con la tradizione religiosa romana, percorsi di fede che da Roma si irradiavano verso le montagne portando nuovi culti e nuove speranze.
La chiesa si erge nel punto più alto di Aquilano, quasi a voler proteggere dall'alto la piccola comunità. Il campanile si staglia contro il cielo, punto di riferimento visibile da lontano, richiamo per chi torna a casa dopo il lavoro nei campi. L'interno conserva tracce di affreschi e arredi che parlano di una devozione secolare, di generazioni che qui hanno pregato, battezzato i figli, celebrato matrimoni, pianto i morti.
Frazione di Azzinano
Azzinano è magia allo stato puro. Questo piccolo borgo a pochi chilometri da Tossicia ha scelto nel 2000 di raccontarsi attraverso l'arte murale, trasformandosi in un museo a cielo aperto che non ha eguali in Abruzzo. Le facciate delle case sono diventate tele dove prendono vita i giochi di una volta: nascondino, mosca cieca, il gioco della campana, la lippa, le biglie. Sono oltre cinquanta i murales che colorano le strade, ognuno dedicato a un gioco dell'infanzia, ognuno capace di riportarci a quando il divertimento si costruiva con poco, con fantasia e con la libertà di giocare all'aperto.
L'anima di questa trasformazione è stata Annunziata Scipione, la grande pittrice naif nata proprio ad Azzinano nel 1928 e scomparsa nel 2018. Le sue opere, esposte nel Museo nazionale Arti Naïves di Luzzara accanto ai capolavori di Antonio Ligabue, raccontavano con colori brillanti e sguardo fanciullesco la cultura millenaria delle popolazioni agresti del Gran Sasso. Apprezzata da Cesare Zavattini, Annunziata aveva saputo trasformare la quotidianità in poesia, il lavoro dei campi in racconto universale.
Grazie a lei, nel 2001 gli abitanti di Azzinano decisero di rilanciare il borgo. Ogni anno, nell'ultima settimana di luglio, artisti naif provenienti da tutta Italia si ritrovano qui per dipingere nuovi murales. Lavorano su impalcature, a volte a metri di altezza, con quel distacco dal tornaconto personale che caratterizza i veri artisti popolari. Dipingono quello che sentono, senza fermarsi, perché se l'ispirazione svanisce la mano si ferma e il muro resta bianco.
Il progetto "I Muri Raccontano - I Giochi di una volta" ha avuto un successo tale che nel 2013 la Regione Abruzzo, con apposita legge regionale, ha riconosciuto Azzinano paese di importanza artistica e culturale. Il borgo è entrato nel Club nazionale dei Paesi Dipinti con l'appellativo "La Luzzara della Valle Siciliana", i suoi murales sono descritti come "Muri d'Autore".
Azzinano è visitabile gratuitamente ogni giorno dell'anno, ad ogni ora. Non ci sono biglietti da pagare, non ci sono orari. Il borgo si offre con generosità a chi vuole scoprirlo, chiedendo solo rispetto e la voglia di lasciarsi stupire. È diventato meta di scolaresche, di fotografi, di famiglie che cercano un luogo dove il tempo rallenta e la bellezza non costa nulla.
Le Cascatelle Corelli
Nel verde profondo dei boschi di Tossicia, lungo sentieri che si inoltrano tra faggi e querce, si nasconde una delle zone più suggestive dell'intero territorio: le Cascatelle Corelli.
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Nel verde profondo dei boschi di Tossicia, lungo sentieri che si inoltrano tra faggi e querce, si nasconde una delle zone più suggestive dell'intero territorio: le Cascatelle Corelli. Il nome viene dall'omonimo borgo abbandonato di Corelli, l'unico paesino della Valle Siciliana completamente disabitato, che veglia silenzioso su questa area di rara bellezza naturale.
Le Cascatelle sono un susseguirsi di piccoli salti d'acqua, ruscelli che cantano tra le rocce, pozze cristalline dove in estate è possibile fare il bagno e dimenticarsi per qualche ora della civiltà. Non sono cascate imponenti come quelle che attirano folle di turisti: sono cascatelle, piccole e intime, che si rivelano solo a chi ha la pazienza di cercarle camminando nel bosco.
La zona è caratterizzata da una vegetazione rigogliosa che beneficia della presenza costante dell'acqua. Felci giganti crescono lungo le sponde dei torrenti, muschi ricoprono le pietre creando tappeti verdi di velluto, in primavera i fiori selvatici esplodono in macchie di colore. È un microclima particolare, più fresco e umido rispetto al resto del territorio, un rifugio perfetto nelle giornate estive quando il sole picchia forte sulle colline.
I percorsi escursionistici che portano alle Cascatelle sono di diversa difficoltà. Ci sono sentieri facili, adatti alle famiglie con bambini, che in un'ora di cammino permettono di raggiungere le prime pozze. E ci sono itinerari più impegnativi per escursionisti esperti, che si inoltrano nel cuore del bosco seguendo il corso dei torrenti, risalendo valli strette dove il silenzio è rotto solo dal rumore dell'acqua e dal canto degli uccelli.
Lungo il percorso si incontrano aree attrezzate per pic-nic, tavoli e panchine in legno dove fermarsi a riposare e a mangiare qualcosa immersi nella natura. Sono luoghi perfetti per trascorrere una giornata all'aperto, per staccare dal ritmo frenetico della vita quotidiana, per ritrovare quel contatto con la natura che l'uomo moderno ha troppo spesso dimenticato.
Le Cascatelle Corelli non sono solo belle da vedere: sono un'esperienza sensoriale completa. Il fresco dell'acqua sulle mani, il profumo del muschio bagnato, il rumore ipnotico dei ruscelli, la sensazione del sole che filtra tra le fronde degli alberi. Sono uno di quei luoghi dove capisci perché gli ntichi credevano che ogni bosco, ogni fonte, ogni cascata avesse il suo spirito protettore.
Informazioni utili
Sede
Piana dell'Addolorata 64049 Tossicia (TE)
Abitanti: circa 1.400
Altitudine: 409 m s.l.m.
Contatti
Sito: comune.tossicia.te.it
Telefono: 0861 698014
PEC: protocollo@peccomunetossicia.te.it
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