Torricella Sicura
Torricella Sicura è un nome che porta in sé un paradosso. "Torricella" parla di difesa, di fortificazioni antiche, di un castello che non c'è più ma che ha lasciato il suo nome come un'impronta nella memoria. "Sicura" racconta invece di protezione, di un luogo dove trovare rifugio. Ed è proprio questa dualità che definisce l'anima di questo borgo arrampicato su un colle, a 430 metri di altitudine, porta d'accesso ai Monti della Laga.
Territorio
Il territorio di Torricella Sicura parte da quota 286 metri e sale fino a 1572 metri, abbracciando un'incredibile varietà di paesaggi: boschi di querce, carpini e aceri nelle quote più basse, faggete e pascoli d'alta quota man mano che si sale.
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Il territorio di Torricella Sicura parte da quota 286 metri e sale fino a 1572 metri, abbracciando un'incredibile varietà di paesaggi: boschi di querce, carpini e aceri nelle quote più basse, faggete e pascoli d'alta quota man mano che si sale. È una terra segnata dall'acqua: numerosi torrenti nascono dai pendii e scendono cantando verso il Vezzola a nord e il Tordino a sud, disegnando un territorio ricco, generoso, vivo.
Torricella Sicura è fatta di frazioni. Non è solo il capoluogo, ma un sistema di piccoli borghi che punteggiano le colline e le valli: Ioanella, Santo Stefano, Villa Popolo, Valle Piola, Abetemozzo, Borgonovo, Magliano. Ogni frazione ha la sua chiesa, la sua piazza, la sua identità. In passato molte di queste comunità erano quasi autosufficienti, con una propria organizzazione sociale, proprie tradizioni, persino dialetti che gli abitanti dei paesi vicini facevano fatica a comprendere. La posizione di Torricella Sicura è strategica: si trova alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nella zona chiamata "Tra i Due Regni", perché qui per secoli si sono incontrati e scontrati i confini del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio. È un territorio di confine anche geograficamente: dalla Valleriana alle pendici dei Monti della Laga, dalla valle del Tordino ai rilievi che guardano verso l'Ascolano.
Da tempo immemorabile questo è stato un comprensorio agro-pastorale. I pascoli d'alta quota accoglievano in estate le greggi che in inverno scendevano verso le pianure costiere, seguendo gli antichi tratturi della transumanza. Ancora oggi l'allevamento bovino e ovino caratterizza l'economia locale, insieme all'agricoltura che produce cereali, olive, legumi e le famose patate di montagna.
Ma il vero tesoro di questo territorio è la sua capacità di essere rimasto autentico. Qui la modernità non ha cancellato il passato, ma ci convive. Le strade asfaltate portano a borghi dove il tempo sembra essersi fermato, dove i ritmi sono ancora quelli dettati dalle stagioni e non dall'orologio.
Storia
Le radici di Torricella Sicura affondano in un tempo che precede Roma. Reperti archeologici testimoniano la presenza italica e romana sul territorio, mentre il nome “Sicura” potrebbe derivare da Sicula, richiamando antiche popolazioni preromane.
Nel Medioevo il borgo si organizzò attorno a torri e strutture difensive: da qui il nome Torricella, la “piccola torre”, probabilmente quella che sorgeva su Colle Ciliegio, ancora ricordata come lu castille. Un documento papale del 1153 cita già la chiesa di San Paolo, segno di una comunità strutturata e vitale. Nel Seicento Torricella divenne “Università” autonoma da Teramo e, con l’Unità d’Italia, Comune indipendente. Nel 1863 fu ufficializzata la denominazione “Torricella Sicura”, consolidando un’identità forte e condivisa.
Questa identità rivive oggi nel Museo e Presepe Etnografico “Le Genti della Laga”, un racconto corale della vita montana: mestieri, stagioni, tradizioni e gesti quotidiani si intrecciano alla Natività, custodendo la memoria della civiltà contadina dei Monti della Laga.
La storia recente del borgo è segnata dal sacrificio del dottor Mario Capuani, medico antifascista ucciso dai nazisti il 26 settembre 1943 per il suo impegno nella Resistenza. Una ferita che è diventata memoria, e simbolo del coraggio civile di una comunità che ha saputo restare fedele ai propri valori.
Luoghi di interesse
Chiesa Parrocchiale di San Paolo
Nel cuore di Torricella Sicura, nella piazza principale, sorge la Chiesa Parrocchiale di San Paolo Apostolo.
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Nel cuore di Torricella Sicura, nella piazza principale, sorge la Chiesa Parrocchiale di San Paolo Apostolo. È il punto di riferimento spirituale della comunità, ma anche un monumento che racconta secoli di storia e di fede. La chiesa attuale venne edificata nel Seicento al posto dell'antica Pieve di San Paolo in Albata, che sorgeva fuori dal centro abitato. Ma l'edificio che vediamo oggi è frutto di una ricostruzione avvenuta negli ultimi decenni del Settecento e completata nel 1806. È un rifacimento che ha dato alla chiesa un aspetto unico per l'Abruzzo.
La facciata in laterizio è racchiusa da due ali concave e arretrate rispetto al filo della parete frontale: una tipologia barocca europea rara in questa regione, ma presente in alcune chiese teramane come il Carmine a Teramo, San Francesco ad Atri, Santa Lucia di Cermignano e Santa Maria degli Angeli a Bisenti. È un'architettura che gioca con lo spazio, che invita ad entrare attraverso il movimento stesso della facciata. L'interno è a navata unica, raccolta e solenne.
Qui si conservano tesori che attraversano i secoli: una pala d'altare di Sebastian Majewski raffigurante la Madonna con il Bambino e santi, datata 1627, testimonianza di una devozione che non ha mai smesso di alimentare la vita del borgo. C'è un'acquasantiera seicentesca proveniente dalla chiesa antica, memoria tangibile di quella prima Pieve che non esiste più. In sacrestia riposa un capitello corinzio antico, mentre sulla parete esterna della canonica sono murati frammenti di epoca romana e decorazioni della chiesa medievale.
Chiesa della Madonna delle Vergini
All'ingresso di Torricella Sicura, quasi a dare il benvenuto a chi arriva, sorge la Chiesa della Madonna delle Vergini.
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All'ingresso di Torricella Sicura, quasi a dare il benvenuto a chi arriva, sorge la Chiesa della Madonna delle Vergini. Gli abitanti la chiamano anche "Chiesa della Cona", da "icona", perché la sua storia è legata a un'immagine sacra che i viandanti veneravano lungo l'antica strada che collegava Fanum (l'attuale Fano) a Teramo.
La storia di questa chiesa è stratificata come le sue pietre. Nel 1635 venne eretto un oratorio nel luogo dove i viaggiatori avevano posto una stele con l'immagine della Vergine. Era un punto di sosta, un luogo dove fermarsi a pregare prima di affrontare i pericoli del viaggio. Quell'edicola divenne così cara alla comunità che, quando nel 1889 si decise di costruire una chiesa vera e propria, venne edificata proprio lì, "a custodia dell'edicola cara", come recitano le cronache.
La chiesa è un edificio raccolto, semplice nelle forme ma ricco di significato. Due targhe commemorative all'esterno ricordano ancora oggi quella prima edicola, quel gesto di devozione dei viandanti che attraversavano queste terre. Al lato si erge un campaniletto in laterizio con apertura a tutto sesto e parte terminale esagonale, segno distintivo che si scorge da lontano. La Madonna delle Vergini è stata recentemente restaurata ed è saltuariamente aperta al culto.
Chiesa di San Bartolomeo
Nella frazione di Villa Popolo si custodisce uno dei tesori artistici più preziosi di tutto il territorio: la Chiesa di San Bartolomeo.
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Nella frazione di Villa Popolo si custodisce uno dei tesori artistici più preziosi di tutto il territorio: la Chiesa di San Bartolomeo. Edificata nel XIII secolo e fortemente ristrutturata nel 1684, questa chiesa nasconde al suo interno una meraviglia che lascia senza parole chiunque varca la sua soglia: un soffitto ligneo dipinto che è un vero capolavoro dell'arte barocca.
Il soffitto venne decorato nel 1684 da un pittore spagnolo rimasto ignoto, ma il cui talento è evidente in ogni pennellata. Oltre cento dipinti ricoprono le tavole lignee, creando un cielo di immagini sacre, simboli, scene bibliche che si susseguono in una narrazione complessa e affascinante. È raro trovare in piccoli borghi di montagna opere di tale qualità e completezza: evidentemente Villa Popolo aveva una comunità abbastanza ricca e devota da potersi permettere di chiamare un artista di livello per decorare la propria chiesa.
Guardare quel soffitto significa perdersi in un labirinto di colori e forme. Ogni riquadro racconta una storia, ogni figura sembra voler comunicare qualcosa a chi sa guardarla con attenzione. La luce che filtra dalle finestre cambia durante il giorno, facendo risaltare ora un dettaglio ora un altro, in un gioco continuo che rende ogni visita diversa dalla precedente.
La Chiesa di San Bartolomeo è un luogo che chiede silenzio e contemplazione. Non è un museo, è ancora una chiesa viva, dove la comunità si riunisce per le celebrazioni. Ma è anche un monumento alla fede e all'arte, alla capacità dell'uomo di creare bellezza anche nei luoghi più remoti, di elevare lo spirito attraverso il colore e la forma.
Questo gioiello meriterebbe da solo il viaggio fino a Torricella Sicura. È la dimostrazione che i borghi dell'Appennino custodiscono tesori inaspettati, opere d'arte che spesso restano nascoste, conosciute solo da pochi, ma che hanno lo stesso valore e la stessa capacità di emozionare dei capolavori esposti nei grandi musei.
Valle Piola
C'è un luogo, sui pendii del Monte Farina, dove il tempo si è fermato nel 1977.
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C'è un luogo, sui pendii del Monte Farina, dove il tempo si è fermato nel 1977. Valle Piola, borgo abbandonato a quasi 1000 metri di altitudine, è uno di quei posti che stringono il cuore: case di pietra svuotate dai loro abitanti, una chiesa silenziosa, strade dove non risuonano più voci umane. Eppure c'è una bellezza struggente e una storia di rinascita possibile.
Valle Piola, un tempo Vallis Podioli, fu per secoli un borgo vitale. Qui vivevano famiglie di pastori e contadini che parlavano un dialetto di origine longobarda così particolare che gli abitanti dei paesi vicini facevano fatica a comprenderlo. C'erano due mulini che macinavano il grano, stalle dove riposavano gli animali, campi dove crescevano farro, legumi e patate. D'inverno il borgo rimaneva isolato dalla neve, raggiungibile solo attraverso una mulattiera impervia. La maestra si trasferiva quassù per mesi, insegnando di giorno ai bambini e di sera agli adulti analfabeti.
Poi, come è accaduto a tanti borghi d'Appennino, arrivò l'emigrazione. Le generazioni più giovani cercarono fortuna altrove, nelle città o all'estero. I pochi rimasti, spesso anziani, non riuscirono più a sostenere l'isolamento. Nel 1977 l'ultima famiglia se ne andò, chiudendo dietro di sé la porta di casa e quella di un'epoca.
Valle Piola è composta da una dozzina di edifici risalenti per lo più alla fine dell'Ottocento, più la Chiesa di San Nicola che veglia sul borgo dal versante nord-orientale del Monte Farina. Per anni il borgo è rimasto preda degli agenti atmosferici e, purtroppo, anche dei vandali che hanno depredato la chiesa dei suoi affreschi e delle antiche campane.
Ma Valle Piola non vuole morire. Il Comune di Torricella Sicura ha restaurato uno degli edifici più grandi, trasformandolo in un rifugio chiamato "Il Rifugio del Pastore", gestito dalla Pro Loco locale. È il primo passo di un progetto ambizioso: riportare vita in questo borgo fantasma, trasformandolo in un albergo diffuso dove i visitatori possano sperimentare la vita di montagna autentica, dormire in case di pietra restaurate, camminare su sentieri dimenticati.
Il borgo è stato messo in vendita per 550mila euro: un intero paese medievale al prezzo di un appartamento in città. Sono arrivate manifestazioni di interesse, soprattutto dall'estero, ma finora nessuna concretizzazione. Nel frattempo Valle Piola resiste, sospesa tra abbandono e speranza.
Informazioni utili
Sede
Piazza Mario Capuani, SNC. 64010 Torricella Sicura (TE)
Abitanti: circa 2.600
Altitudine: 443 m s.l.m.
Contatti
Sito: comune.torricellasicura.te.it
Telefono: 0861 554727
Email: info@comune.torricellasicura.te.it
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